14-10 Consigli

Incubi del fantacalcio: Andrea Consigli

C’è chi passa settimane a studiare statistiche obsolete e trafiletti fuorvianti per sfornare la rosa vincente, e chi preferisce affidarsi al proprio quinto senso e mezzo per scovare quella pepita che nessun’altro ha notato. Ma c’è, naturalmente, anche chi si iscrive ad un campionato all’ultimo minuto, scegliendo di spendere poco sui portieri “perché tanto non valgono nulla”.

Non a caso, lo stesso luminare è stato costretto a raddoppiare il proprio budget saracinesche al primo mercato di riparazione, ormai troppo tardi, però, per evitare certe figuracce, come il -2 rimediato contro l’Inter (sette pugni incassati da un attacco piu’ Jekyll che Hyde), il tris della Lazio e il pareggio di Marco Sau al Mapei, arrivato pochi secondi dopo la prodezza di Zaza. Insomma, tredici gol presi in 7 giornate, e sono pochi se si considera che i prodi di Di Francesco hanno affrontato la bellezza di Juventus, Napoli, Lazio e Fiorentina dopo la disfatta di Milano.

E’ la punizione che tocca a chi crede di poter comprare un portiere a basso costo senza fare caso alla difesa, a chi conta solo sul talento di un giovane ex estremo difensore della nazionale olimpica senza rendersi conto che davanti non ha nemmeno le controfigure di Thuram e Cannavaro, bensì il fratello di quest’ultimo e Cesare Tavernel Terranova. E’ una cosa comprare Consigli al fantacalcio, un’altra ritrovarsi col portiere del Sassuolo.

Come detto, qui non si vuole puntare il dito su Consigli, un estremo difensore di cui si dice un gran bene da tanto tempo, ingiustamente ignorato dalle big nonostante le numerose prodezze con la maglia dell’Atalanta. Se non altro è una sorta di omaggio, la constatazione che il destino di un giocatore è talvolta molto piu’ soggetto al caso di quanto si voglia pensare. Non è certo banale fare buona figura sotto i riflettori e guadagnare un posto in nazionale, ma non lo è nemmeno giocar bene per una squadra provinciale e a tutti i livelli cadetti degli Azzurri. E’ un’ingiustizia non avere l’opportunità di sfondare nel calcio che conta, di mettere in mostra il proprio talento dove può essere notato. Chiamatela sindrome Taibi, che ha passato troppo tempo a Piacenza e troppo poco a Manchester, roccaforte che ha risputato tutti interi giocatori della risma di Veron.

Ora speriamo che Karnezis e Gillet non facciano schifo. E che non finiscano in panchina. In bocca al lupo Andrea!

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